La guerra e noi

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì, 23 Luglio 2014

 

http://www.stellarossagenova.org/images/17544_a37357.jpgMentre ci apprestiamo al secondo presidio genovese contro l'aggressione israeliana al popolo palestinese, le diplomazie USA e UE continuano a soffiare sul fuoco della guerra accusando la Russia di complicità nell'abbattimento dell'aereo malese nei cieli ucraini. In questi giorni si moltiplicano i presidi e i cortei in solidarietà al popolo palestinese, in tutta Italia si sono tenute iniziative di sostegno alla lotta popolare nel Donbass. In generale l'atteggiamento contro la guerra ha tante ragioni, tutte condivisibili. Ce ne è una nascosta che però, per noi, è determinante: l'analisi della fase imperialista globale e la tendenza alla guerra, sempre più evidente. Siamo all'ottavo anno di crisi globale del capitalismo e di stagnazione dell'economia che colpisce sia i paesi centrali (USA e UE) ma anche i paesi cosiddetti BRICS, con l'eccezione della Cina. Non si vedono vie di uscita e gli interessi degli attori in campo trovano una sintesi solo attraverso generici richiami alla democrazia e ai diritti civili. Tutte le guerre “umanitarie” in questi anni hanno causato solo cambi di regime consoni agli interessi economici delle superpotenze, che non hanno alterato di una virgola le condizioni democratiche dei paesi in guerra. Lo strapotere islamico è il prezzo che l'occidente ha pagato, volentieri, per piegare alcune rigidità economiche incompatibili con le regole del mercato globale, quali la sua ansia di profitti e di egemonia. Tutto questo senza che l'economia capitalista potesse riprendere la fase espansiva che, nei suoi momenti di gloria, era stata favorevole anche alle masse dei lavoratori. In tutto il mondo occidentale fanno impressione i dati crescenti sulla disoccupazione e sulla perdita di diritti economici dei lavoratori, in una situazione che non può durare. Le condizioni preparano la guerra, la Russia ne è l'obiettivo strategico immediato. Per noi quindi non si tratta di parteggiare per leader nazionalisti o per fazioni islamiche lontane anni luce dal nostro mondo, ma di valutare esattamente la posta in gioco relativa alla sottomissione dell'Ucraina, così come al permanere e all'allargarsi dello sfruttamento israeliano sulla Palestina e sull'intero medio oriente. Ciò che ci viene richiesto va molto oltre un generico appello pacifista, o di solidarietà internazionale verso nuove e vecchie oppressioni, ma riguarda direttamente le nostre condizioni economiche e materiali all'interno dell'occidente. La guerra tra gli imperialisti è un affare dei padroni e degli Stati che devono conservare i mercati, allargarli e continuare a sfruttare i lavoratori nei vari paesi per meglio sfruttare anche noi. Stare dalle parte dei palestinesi o degli insorti del Donbass è parte inscindibile della lotta per i nostri stessi interessi materiali. Se, come pensiamo noi, il capitalismo genera crisi che può solo risolvere con le guerre, il nostro dovere è lottare a fianco dei popoli che si ribellano per difendere ed allargare le loro condizioni di esistenza. E' un lavoro complesso che va oltre i presidi ed i cortei di solidarietà, si deve per forza allargare alla lotta contro il nemico interno. Lottare contro la sottrazione di futuro e di diritti dei nostri territori è quindi il fulcro della nostra azione politica, è un modo per inceppare dall'interno quel meccanismo criminale che si chiama imperialismo.